Naima Morelli

Sara Magni Critical Essay/ Testo Critico Sara Magni

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This is a short essay about the Italian photographer Sara Magni that I wrote some time ago for the catalogue of “Fuori 5”, an exhibition at Galleria Gallerati, Rome:

“Waking up from a nightmare of desolation, discovering to be frightening and completely alone.
Founding themselves in a cruel and frozen night, in a pasolinian lawn. When the concrete buildings are the background, you suddenly realize that your room’s walls are just a fleeting shelter. Is it all just in our own mind, or is it actually a torched dream?

The series “Doppio Incubo” (Double Nightmare) was realized for the Premio Cairo at the Permanente in Milan. In this work the author explores the theme of man’s estrangement in the city. Sara Magni ventures in the human psyche, taking snapshots directly from the subconscious. She enacts characters that seems out of context, but at the same time she forced us to deal with them. No one has the voice to cry his longing for an “elsewhere”, we can read in his photos a frozen shadow of reality. Her research is displaced in the suburbs and non-places loaded with a reflection or anxiety, a sort of alienation in between Antonioni and David Lynch.
The concrete cities don’t get in touch with the physical human essence, the only viable option is to remain on the borders, detached. The nightmare in this case becomes the exemplification of discomfort. Pictorial references and a surrealism inside the “modern life”, reminders of Jeff Wall, are part Sara Magni’s work.
When reportage and fiction melt the result is an evocation that concern us in first person.

“I tell a story about the contemporary, I use painting afflatus for extend the time of vision” clearly declares Sara Magni: we can believe her.
Her approach is the one of the stage designer, she’s accurate in every detail, from the sketch to the digital processing, from the actors casting to the search for the more suitable costumes. The result is a photography at the edge of a physical sensation.
Are we sure we’re watching the nightmare from outside, or are we inside as well?”

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Ecco un breve testo critico riguardante la fotografa Italiana Sara Magni che ho scritto qualche tempo fa in occasione della mostra “Fuori 5” alla Galleria Gallerati di Roma:

“Svegliarsi da un incubo di desolazione per scoprire di essere ancora, realmente, spaventosamente soli.
Trovarsi in una notte crudele e agghiacciante, in un prato pasoliniano, palazzoni sullo sfondo, e rendersi conto che i muri della propria abitazione sono una bel labile protezione.
Oppure chissà è tutto nella propria mente; il mattino dopo questo “doppio incubo” sarà stato solo la cena pesante del giorno prima.
Proprio nella serie “Doppio Incubo” realizzata in occasione del Premio Cario alla Permanente di Milano, la fotografa indaga il tema dello straniamento dell’uomo nella città.

Inoltrandosi a fondo nella psiche umana e scattando istantanee direttamente nel fondo del suo subconscio, Sara Magni mette in scena personaggi che sembrano avulsi dal contesto, ma allo stesso tempo sono costretti a farci i conti.
Nessuno ha la voce di gridare la propria voglia di un’altrove, nei suoi scatti si legge più che altro una doccia gelida di realtà.
La sua ricerca è dislocata nelle periferie e in non luoghi che si caricano di una valenza alle volte riflessiva, altre volte inquietante, in un’alienazione sospesa tra Antonioni e David Lynch.
Le città di cemento non entrano in contatto con l’uomo di carne. L’unica scelta/ non scelta è rimanere ai margini, avulsi dal contesto. L’incubo in questo caso diventa esemplificazione del disagio.

Con richiami pittorici e una surrealtà all’interno della “vita moderna”, alla Jeff Wall per intenderci, il reportage e la finzione si fondono in un’evocazione che ci riguarda in prima persona.
“Racconto il contemporaneo con l’afflato della pittura per prolungare il tempo della visione” va raccontando in giro Sara Magni.
C’è da prenderla in parola.

I suo approccio è quello della scenografa che cura i suoi scatti in ogni dettaglio, partendo da un bozzetto fino all’elaborazione digitale, passando dalla ricerca degli attori e dei costumi più adatti.
Il risultato sono fotografie al limite della sensazione fisica.

Siamo sicuri di star guardando l’incubo dal di fuori, oppure ci siamo anche noi dentro?”

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INNSE-MILANO

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Sara Magni website

Galleria Gallerati website

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