Naima Morelli

Past is History Part 2 – Changing Role

sarahmcginity

Più pop di una Big Bubble, più rancida di un frutto marcio, equivalente in termini di valori (o assenza di valori) forse solo a un “Destroy” di Isabella Santacroce, la mostra “Past is History” si offre come un’interessantissima, entusiasmante immersione nell’immaginario sfegatatamente suggestivo di quattordici giovani artisti inglesi, una furiosa visione che poi è quella di tutta la loro generazione.

La prima parte della mostra si è aperta il 28 maggio presso la sede romana della Galleria Changing Role, e il 30 maggio la seconda parte nello spazio napoletano; questo ha permesso all’artista Alexis Milne di preparare la performance “The Resurrection of Don Dirty Honky” che si sarebbe mossa tra le due gallerie come trait d’union, mettendo in scena, tramite una bara colorata da graffiti, la morte e la resurrezione del suo personaggio.

In un primo tempo l’idea trainante che avrebbe dovuto accomunare gli artisti inglesi sarebbe dovuta essere un’ispirazione gotica horror, era previsto il titolo “Ring Generation” proprio per sottolineare come capolavori fantasy come “Il Signore degli Anelli” abbiano profondamente influenzato le ultime generazioni. Questa suggestione iniziale, poi accantonata dalla maggior parte degli artisti della collettiva, permane in termini molto evidenti soprattutto nelle opere ad olio di John Stark, il quale si propone con paesaggi cupi, desolati, impregnati di una estetica da ciclo fantasy, sempre sottintesi come scenario di una narrazione. Sulla stessa scia, ma più inquietantemente acida e punk, è la grande tela di Kiera Bennett, maestra nel creare paesaggi dai toni verdastri, metafisici specchi di giovanili emozioni e paure. Nel caso di Alex Gene Morrison, le angoscie e i sentimenti umani si concretizzano in un enorme mostro nero, identificazione non immediatamente comprensibile non conoscendo la precedente opera dell’artista “Black Bile”, spalleggiato da altri piccole creature.

Dissociato e straniante è il video “Mollymuddle” di Simon Cunningham, un loop nel quale l’artista seduto impersonala Pietàdi Michelangelo facendo del Cristo la sua gamba, cullata amorevolmente da sé stesso, così da creare una dualità del corpo e suscitare riflessioni sull’individuo, in una prospettiva appunto di straniamento e nondimeno sollecitare analogie religiose.

Un’interessantissima citazione la troviamo, oltre che nel video succitato, anche nel dipinto di David Hancock, una rilettura moderna dell’Ofelia di John Everett Millais; si tratta una ragazza annegata in una vasca da bagno, un dipinto eseguito in maniera magistrale e particolarmente efficace nel creare una continuità psicologica tra i vecchi miti, ovvero lo splendore della leggenda, e i disagi della gioventù, contornati invece di una quotidianità che all’improvviso può diventare magica ed evocativa.
Sulla suggestione puntano anche i dipinti di Hugh Mendes, che riproduce fedelmente dei pezzi di giornale, celebrando e sottolineando, grazie al medium della pittura, l’incisività dell’accostamento di parole e immagini.

Ancora diversa è l’operazione compiuta da Sarah Mcginity la quale, novella Frankenstein, compone dei volti sommando particolari somatici di diversi individui, in un’operazione di spersonalizzazione che crea figure sì delicate, ma anche prive di personalità, annoiate, indifferenti, verosimiglianti appunto ai protagonisti della propria generazione. Agli antipodi si posiziona il morphing di Richard Moon, che prendendo come fonte d’ispirazione antiche fotografie ne esaspera, con una certa goduria caricaturale, le sembianze e i tratti, allungando nasi, distanziando occhi, inverdendo l’incarnato. Una simile, precisa indagine psicologica attraverso i tratti del volto la troviamo anche in Gavin Nolan, il quale presenta in una grande tela il ritratto di un suo amico pittore dalla cui testa viola-grigiastra fuoriescono, come una specie di aura, raggi di colori fluorescenti.

Più dichiaratamente pervase di quell’elemento sessuale imprescindibile per i giovani, sono i piccoli dipinti su masonite di Sam Jackson, il quale alterna volti a organi sessuali, in un’operazione molto interessante che sposta dal volto ai genitali il polo d’identificazione dell’individuo. Nello stesso campo, forte di un’esperienza di stripper, la videomaker Jennifer Allen presenta un video comprensivo alcune perversioni e psicosi di clienti, creando un’atmosfera ricca di humor ma che contemporaneamente, toccando delle corde a livello inconscio, viene percepita come sconcertante.

Infine, la video istallazione “Young Hearts” si occupa di toccare le corde più sensibili e nostalgiche di una gioventù precedentemente descritta quasi come cannibale: in una sala scura troviamo una sfera da discoteca concava sulla quale vengono proiettate immagini di ragazzi che si tuffano nell’acqua, rimandando sia ad un’Idea di divertimento che in questo spazio assume una valenza quasi platonica, sia agli elementi luce e acqua e i giochi fra di essi che sono sempre stati di estrema rilevanza estetica nell’arte di tutti i tempi.

The Past Is History. Part 2. Mostra Collettiva

Artisti: Jennifer Allen, Kiera Bennett, Simon Cunningham, David Hancock, Sam Jackson, Rebecca Kidson, Sarah McGinity, Hugh Mendes, Alexis Milne, Richard Moon, Alex Gene Morrison, Gavin Nolan, John Stark

Periodo: 30 maggio 2008 – 12 settembre 2009

CHANGING ROLE – MAIN SPACE
Via Chiatamone 26
Napoli