Naima Morelli

Può ancora un libro scandalizzare?

 

 

I fiori del male si studiano nelle scuole.
Si studia quanto scandalo suscitò il volumetto di poesie alla sua uscita e quanto erano provocatori gli argomenti proposti, mentre contemporaneamente gli alunni nell’aula sbadigliano, perché sono in un banco, perché una professoressa gli sta spiegando un poeta, già bello e crepato tra l’altro, ma in fin dei conti poco importa questo, non è che si interessino ad Umberto Eco solo perché è vivente, forse alle ultime vicissitudini musicali dell’idolo tv Marco Carta, ecco, quello forse si, oppure all’uscita imminente dell’ultima versione di GTA, il nuovo fortissimo videogioco, o magari, volendo proprio tirare in ballo la letteratura, il nuovo libro di Moccia, che quello si che ci fa sognare, altro che Baudelaire!

Va bene, ok, non tutti i GGGiovani sono così, quindi se voi che leggete siete dei ragazzi e vi siete sentiti offesi, rallegratevi! La vostra virtuosità nel soffermarvi su letture più edificanti risalterà più fulgida che mai per contrasto. Resta il fatto che seppure voi non vi considerate così, la maggior parte dei vostri coetanei lo è, e infatti tutti in quella classe, tranne forse chi era in bagno quando la professoressa di francese scriveva lo schemino alla lavagna (semmai lui si farà prestare il quaderno dall’amico) tutti quanti ricopieranno lo schema, trascrivendo tutte quelle parole chiave che gli faranno ricordare la poetica dell’autore: Scandalizzare Il Borghese, Provocare La Società, Poeta Maledetto, poi a casa a imparare sistematicamente la lezione, il giorno dopo essere interrogati e basta, la prossima settimana tocca a Rimbaud.
Così è transitato Baudelaire per il cervello di un adolescente, così ne è fuoriuscito, ed è già tanto se da grande, quando il poeta gli verrà nominato da qualcuno che ne sa meno di lui, potrà dire, se colto da un sussulto di sincerità “ah si…lo studiai ai tempi del Liceo…”, più probabilmente si limiterà ad annuire.

Annichilazione della potenza rivoltosa della poesia.
Questo perché?
Perché la ribellione letteraria è la prima ad essere istituzionalizzata, solita storia della controcultura inglobata dalla cultura.
Il risultato è che, se non si è spinti da un moto interiore di approfondimento ed elaborazione, Baudelaire e compagnia rimarranno sempre dei semplici poeti studiati a scuola, inoffensivi almeno  quanto Saba, e in ogni caso questo stesso moto ci spingerà a capirli,quindi a pensare magari “Certo che ai loro tempi dovevano essere proprio una rogna” ma di certo non a provare un moto istintivo di orrore e rabbia tale da scaraventare il libro per aria, dargli fuoco e poi precipitarsi fuori casa per andare a confessarsi nella cappella più vicina.
La verità è che questo Borghese Da Scandalizzare non si è mai capito bene di chi si tratti, e alla fine manco ce ne frega, anzi, affinale è solo un termine per ricordarsi la poetica dell’autore.
Di sicuro al momento Baudelaire non può più scandalizzare nessuno.
Forse ce la può ancora fare, chessò, De Sade, che magari più difficilmente propongono a studenti liceali, ma non è neanche detto! C’è da giurare che tra qualche anno pure lui verrà sintetizzato a mò di schemino.

I bei tempi di una volta, quando ci voleva un nonnulla a far mettere sull’attenti la gente!
Prendiamo Flaubert ad esempio, quell’uomo paffuto e baffuto sicuramente amabile a conoscersi, ebbene, potreste credere che proprio lui fu processato per oscenità contenute, a detta degli accusatori, in “Madame Bovary”?
Ai tempi del Liceo io e la mia amica Diana, stupite e incuriosite dal fatto che un signore della faccia così inoffensiva (almeno così come era stampata sul nostro libro di francese) potesse scrivere sconcezze tali da finire sul banco degli imputati (“La banalità del male Diana! La banalità del male!”) leggemmo il romanzo alla ricerca delle pagine incriminanti. Terminato l’ultimo capitolo lo rileggemmo, certe di esserci distratte in qualche passaggio, perché proprio non poteva essere che il motivo per il quale il paffuto-baffuto Flaubert sia stato trascinato davanti alla corte fosse quell’innocente, candida, puramente allusiva scena della carrozza.
”Povero Flaubert” sospirammo “accusato ingiustamente!”

Lasciamo da parte nella nostra analisi i vari “Odore dei Soldi”, “Gomorra” e altre denunce sociali per addentrarci nel campo della provocazione letteraria che trova la propria gioia nel disimpegno.
Detto questo partiamo dal fatto che solitamente lo scandalo è causato da due principali elementi, gli stessi per i quali si mette il bollino rosso vicino ai film, ovvero Sesso e Violenza (a tal proposito mi sentirei di consigliarvi l’ascolto di “Sex and Violence” degli ottimi Exploited, sempre che vi piaccia il punk, beninteso), oppure dall’accostamento di alcune di queste tematiche a quelle religiose, ma abbiate pazienza, di Dan Brown e dei suoi epigoni si è già parlato fin troppo.
La domanda: è ancora possibile scandalizzare, forti di questi due soli argomenti,  i benpensanti con un libro?
Eccoli, i Benpensanti, un’altra entità di ardua individuazione insieme ai Borghesi Da Scandalizzare – di chi si tratterà mai?
Dei ragazzini dell’oratorio che mandano affanculo i nonni? O magari dei distinti professionisti che si scaricano film porno o dei politici malavitosi?
Certo che tristezza, a quanto pare – O Tempora! O Mores! – adesso tutti, proprio tutti, sono corrotti, pure preti frati e suore (si è così, se siete una suora e state leggendo, già il fatto che avete il collegamento internet è sintomo di una natura peccaminosa, non lo sapevate?), allora semmai vediamo se esiste ancora una sorta di cittadino medio (pur non risultante negli schemini alla lavagna) da scandalizzare, quello che non ha particolari perversioni, a parte dei figli, quello che guarda la televisione, quello che è un po’ di destra ma non troppo, ascolta i Pooh e guarda i telequiz la sera.
E’ a lui che bisogna rivolgersi, a lui o in alternativa alla moglie, casalinga che alla tele guarda Maria (De Filippi, e chi altri?) insieme ai figli che a scuola hanno studiato Baudelaire (per loro della stessa portata riottosa di Saba), lei che fa la spesa sollevando il marito da ogni responsabilità e non si è accorta che l’emancipazione femminile è arrivata anche nel suo paesello, per quanto in provincia si trovi. Rivolgetevi a loro, aspiranti letterati sovversivi, perché se far incazzare un talebano o un tesserato della Lega Nord è semplicissimo, provarci con individui senza ideali come quelli succitati è molto più complicato, specialmente se si intende farlo con un libro.

A volte però capita; non risulta che abbiano intenzione di trarre uno sceneggiato da mandare in prima serata sulla Rai in sostituzione a “Un Posto al Sole” di “V.M.18” di Isabella Santacroce, eppure tra i cittadini medi un po’ di clamore questo romanzo l’ha suscitato.
Mettiamo che siano in buona fede e che tutti i detrattori l’abbiano letto sul serio il romanzo, in tal caso la loro sensibile natura sarà stata colpita dalla miscela esplosiva dei due elementi Sesso e Violenza qui realmente spinti all’estremo.
Sarà che il solo nominare Isabella Santacroce suscita controversie: voler lasciare da parte l’immagine provocatoria che lei stessa offre di sé alle presentazioni in libreria o nelle foto su internet è impossibile, perché chi parla di lei come una scrittrice geniale qual è si deve perennemente confrontare con quelli che passando dall’accusarla di suicidi giovanili (ma non facevano lo stesso con i pokèmon?) e pornografia letteraria, finisce per buttare sdegnoso sul tavolo le sue foto che la ritraggono seminuda, finendo per metterci vicino quelle di Jessica Alba e della compagna di bevute – e qui sto parlando della lunga discussione intrapresa nel forum della rivista Il Mucchio – chiedendo “Ma vaffanculo Isabella Santacroce, non è più bona quest’altra?”
E’ la cultura pop baby, la scrittrice lo sa, fomenta il tutto, e si diverte a pubblicare le mail alternativamente minatorie, elogiative, evangeliche, encomiastiche che le riempiono la casella di posta elettronica.
Anni fa a fare scalpore fu Melissa P. allora allegra diciassettenne, nemmeno lontanamente paragonabile alla Santacroce a livello letterario, ma la quale fece delle memorie della sua precoce e furiosa iniziazione sessuale un bestseller passato per le mani di tutte le ragazzine (e anche di Diana, la mia amica che non si era ancora ripresa dalla delusione provocatagli da Madame Bovary) facendo sussultare più di un Benpensante.

Constatato che oramai un Peyton Place non fa più paura a nessuno, è la stessa Isabella Santacroce che dalle pagine di V.M.18 suggerisce la matrice di tutto il proibito che, riproposto nei secoli a venire, ha creato tanti scandali, tante sensazioni, tanto rumoreggiare: la tragedia greca e romana.
Esatto, proprio quelle che la professoressa di latino sta scrivendo alla lavagna sottoforma di schemino.

 

Pubblicato su Radioland

 

Naima Morelli 2009