Naima Morelli

Groupies!

La trinità si è incrinata, e quando si parla di trinità in certi ambienti non si intende Padre Figlio e Spirito Santo, non si intendono nemmeno improbabili film con Bud Spencer e Terence Hill, diamine! Si intende l’essenza, che poi potete chiamarlo mito come potete chiamarlo clichè, ma sono solo fatti vostri; Sesso Droga & Rock’n Roll è come Pompeo, Crasso & Cesare, come Marco, Lepido & Ottaviano!

E’ incontestabile. I triumvirati si sciolgono , e allora perché dovrebbe essere diverso per la droga (che fa male più di Crasso), il sesso (che deconcentra più di Pompeo) e il rock’n roll (vale a dire Cesare, il più importante). Poi Cesare venne pugnalato ventitrè volte, e pure dal suo figlio adottivo, ma per scaramanzia non spingiamoci troppo in là con le metafore.

A rendere le droghe sempre à la page ci sono gli onnipresenti alfieri della perdizione Doherty e Winehouse, che con le loro scorribande suppliscono alle mancate trasgressioni di tutte le altre band salutiste, vegetariane, macrobiotiche.
Droga a posto allora, per il momento. E al sesso chi ci pensa?

La risposta a questa domanda potrebbe fornircela “Let’s spend the night together”, che oltre ad essere una canzone dei Rolling Stones è anche l’ultimo libro di Pamela Des Barres, una ex bionda di Reseda, California (come ci tiene lei stessa a precisare) al momento rossa, dalla faccia un po’ chirurgicamente modificata, celebratrice di matrimoni, giornalista a tempo perso e scrittrice di best seller come “Sto conla Band”, tutti sullo stesso argomento dddche le ha permesso di diventare imprenditrice della sua gioventù: groupies.

A leggerla sembra essere una donna simpatica, nelle interviste confeziona slogan eterni e statuari come “Il rock è sesso” “Le groupie vivono dove batte il cuore della musica”. Più incisive di una canzone dei Ramones o degli AC/DC, della serie “Il testo è già tutto nel titolo”. Davvero, probabilmente scriverebbe canzoni se solo non preferisse ispirarle.

Ebbene, questa arzilla sessantenne è riuscita a spiegare a chi non ne era ancora convinto che le groupie non sono delle ragazzine con poca stima di sé stesse ossessionate da ciò che brulica nei pantaloni di pelle di gente famosa (quelle semmai sono le star fuckers, come le ha ribattezzate una canzone dei Rolling Stones, sempre loro, che nella loro fin troppa lunga vita ne hanno conosciute parecchie di fanciulle appassionate), sono molto di più: “Restituiamo la gioia ricevuta dalla musica” “Come diamine facevano a sapere cosa mi girava per la testa e mi pulsava nelle vene? Come avevano fatto a scrivere proprio quella canzone che mi faceva sentire così selvaggiamente viva? Volevo essere parte di quel segreto cosmico. Volevo avvicinarmi a tal punto alla musica da poterla toccare e niente sarebbe riuscito a fermarmi”
Niente a che vedere quindi con le sgualdrine a cui vengono troppo spesso paragonate. Si parla di redenzione, e se molte femministe sono le prime a conservare la propria saliva per poi sputarle in faccia al prossimo talk show d’argomento emancipazione, Pamela Des Barres si sente di aver dato il suo personale contributo alla causa rosa.

Dice:“Erano gli anni sessanta. Era in corso una rivoluzione sessuale. Noi vedevamo quello che volevamo e ce lo prendevamo. E abbiamo fatto tutto con amore.”

Altra bionda celebre del settore è Bebe Buell, modella-groupie mamma di Liv Tyler, si, la Livgià elfa del signore degli anelli, si, quella che si dimenava al ritmo delle Hole in “Io ballo da sola” di Bertolucci, si, la figlia di Stiv Tyler degli Aereosmith. Ebbene, Bebe non ama “la parola che comincia per g”, lei preferisce Band Aid. Aiutacomplessi.
Ah già.

Dunque, questa donna evidentemente reduce da visioni troppo frequenti dell’ottimo “Almoust Famous” di Cameron Crowe, dove appunto veniva coniata la definizione aiutacomplessi, perifrasi del sapore umanitario, uscirà presto anche lei con le sue memorie, sfruttando la cresta dell’onda già inaugurata dalla bionda di Reseda, Califonia, e ancora prima da una certa Jenny Fabian.
Jenny, il versante made in UK del fenomeno, non fa nomi nel suo libro dal compendiario titolo “Groupie”, maschera le identità con degli pseudonimi, mantiene il più stretto riserbo, rispetta la privacy propria e dei musicisti, mantiene basso profilo, salvo che poi i giornalisti le chiedono nelle interviste com’era a letto Syd Barrett.

A voler esplorare l’argomento in formato celluloide invece ci sono il già citato “Almoust Famous” , dove Kate Hudson si trasforma per l’occasione nella frizzante ragazza di backstage  Penny Lane, nome atto ad indicare una tendenza assai graziosa delle groupie a darsi nomi di canzoni quanto ad ispirarle, e poi c’è “Bangers Sisters” con la madre di Kate, Goldie Hawn. Andando a curiosare tra le foto della premiere del film c’è l’inquietante apparizione di una rossa sul limitare dei sessanta, ex bionda di Reseda. Facciamo finta di nulla.

Poi c’è il più recente “Das Wilde Leben” film tedesco sulla storia della modella sessantottina con ascendenze groupesce Uschi Obermaier. La protagonista è Natalia Avelon, magari in giro su you tube o sui canali tv musicali l’avrete anche vista cantare la colonna sonora “Summer Wine” con Ville Valo degli HIM.

Il vero gioiellino è però il documentario su Cynthia Plaster Caster, donna a cui Kiss hanno dedicato anche una canzone. Lei è l’artista della comitiva, quella che, professionale valigetta alla mano, fa i calchi di quella parte intima del corpo di una rockstar appannaggio di  groupie, fidanzate e poche altre elette. Pensateci bene, andando in giro in un museo di arte moderna cosa preferireste vedere? Mucchi di tubi impacchettati in carta stagnola oppure riproduzioni in gesso dei membri di eloquenti rockstars come Jimii Hendrix, Jello Briafa o Wayne Kramer degli MC5?

Un’indagine accurata del fenomeno è stata condotta da Barbara Tommasino in “Groupies: ragazze a perdere” mentre a nobilitarle ha pensato Gail Zappa che del mentore di molte di loro, Frank Zappa, era la moglie. Avendo anche lei trascorsi simili all’amica Pamela (la bionda di Reseda) afferma: “La musica era l’altare, i musicisti erano gli dèi e le groupie le più alte sacerdotesse”. Anche se poi, tirando in ballo il potere dionisiaco del rock’n roll, sarebbe forse più appropriato paragonarle alle pazze baccanti che seguivano Dioniso, ma questa è un’opinione!

Opinioni a parte dunque, la verità su tutta questa storia l’ha detta nientepopodimenochè quella che pochi esalterebbero come la voce della verità, ma l’ha detta proprio lei; in uno dei suoi frequenti sussulti di raffinatezza Courtney Love ha sentenziato: “Il cazzo fa parte del rock come andare ad un concerto e volersi fare il cantante”.

E stavolta, niente da dire.

Prima si parlava di trinità tristemente scisse in questo scenario musicale moderno dove la trasgressione è diventata la trasgressione della trasgressione quindi la normalità. Le groupies, le loro stravaganze e i loro eccessi possono ancora esistere allora?
Dice convinta Pamela Des Barres, oramai interpellata come la somma autorità in materia:” Le groupie di oggi sono le attrici e le modelle perché si trovano nella posizione giusta per potere incontrare le rockstar. Oggi c’è molto più controllo, molta più security attorno ai musicisti famosi. Tutte le rockstar hanno un agente, un manager, un assistente e una guardia del corpo. Ma c’è e ci sarà sempre una chance per le ragazze normali di inseguire e conquistare le loro rockstar preferite!”.
Avvicinandoci cronologicamente ai nostri tempi sono ben pochi i nomi di groupies che vale la pena di ricordare: Nancy Spungen, nome indissolubilmente legato a quello di Sid Vicious, Miss B., amica e amante di Kurt Cobain e poi il groupie uomo Pleather, confortante eccezione.

Certo è che la situazione è tragica se, tra chi si dichiara spaventato dalla sessualità esibita delle groupies e chi ha paura di finire in carcere per aver flirtato con una minorenne, gli unici che beatamente (o beotamente) affermano di intrattenersi con le ragazze con il backstage pass sono marmocchi quantomeno esecrabili come i Tokio Hotel.

 

Naima Morelli

 

pubblicato su Il Mucchio