Naima Morelli

Enigmi all’Attico: La sfinge di Ragalzi e quella di Coctau

 

La scimmia, animale ancestrale, sommo enigma più volte rappresentato dallo stesso Sergio Ragalzi (un grosso dipinto rappresentante il primate misterioso occupava lo stand della Galleria Delloro alla recente Roma Road to Contemporary Art), deforma anche il volto di queste venti sfingi in via del Paradiso.

Non più umani con il corpo felino, ma maestose sagome con il volto di scimmia, stagliate contro i colori di un deserto puramente mentale, creato apposta per un Indiana Jones o un Corto Maltese, o per qualsiasi altro Edipo viaggiatore dei nostri tempi o di quelli futuri, pronto a sedersi di fronte a lei, silohuette contro silohuette, lasciandosi porre questi indovinello.
Eppure, come il boa del piccolo principe, le sfingi di Ragalzi hanno inghiottito qualcosa che non gli appartiene, fino a diventare un tutt’uno con essa, in un rapporto di precisa identità.
E’ una bomba, il missile intelligente e distruttivo, quell’orrore prodigioso dall’intelligenza matematica. Ma cosa potrebbe chiedere il tremendo siluro alle sue vittime?

C’è sempre un quoziente di enigma in queste guerre senza senso, per noialtri a cui non interessa più di tanto il petrolio, se non al momento di fare il pieno. Petrolio del quale pure queste sfingi dal profilo scimmiesco paiono infradiciate come gabbiani nella marea nera.
Sfingi che sono macchie colpevoli, così come è oscura la colpa di Edipo. Scenari da Arabia Saudita, poi Egitto, ma anche Libia; questi dipinti sono un grido che emettono in coro. Gridano: “Inevitabile!”

Cromaticamente, se eccettuiamo quelle sfingi rosso sangue che sembrano stagliate contro il tramonto più bello e crudele dei tempi (“The End” dei Doors come colonna sonora?) rimaniamo su registri grigiastro-sabbiosi, come il tè che Gheddafi avrebbe potuto scaraventare con rabbia animale sul tappeto bianco di canapa.

E a quelle rosso sangue mi sono ritrovata a pensare guardando la locandina di “Incendies”, dopo la sua proiezione al Centre Saint Louis de France, in un’atmosfera, quella da moderno edipo medio-orientale ricreata dal regista Denis Villeneuve, che ho trovato molto affine a questi lavori all’Attico.

Sergio Ragalzi lavora in serialità. Lui stesso mi dice che per lui non c’è un progredire o una ricerca, ma ogni sfinge è diversa dall’altra, come in ogni mitologia d’altronde. Proprio come dice il buon Sallustio: “Queste cose non accaddero mai, ma sono sempre”. Nella mitologia non c’è un prima o un dopo, il tempo è senza tempo.

Quindi, nonostante la pittura sia muta per un accordo fatto da chissà chi all’origine del mondo, ciascuno delle venti opere è un indovinello che si rinnova con ogni strage, perché oramai della famosa domanda chela Sfingerivolse a Edipo conosciamo a memoria la soluzione, le modalità e l’esito.

Il fatto è che questa mostra me la sarei voluta godere da spettatrice e basta, ma del lavoro di Ragalzi proprio non posso smettere di parlare, così come il paziente non può interrompere da un giorno all’altro la terapia con il suo psicologo.

Poi si ci mette pure Sargentini, che ha attrezzato l’ultima stanza della sua galleria come un “Theatre de chambre”, almeno così diceva una signora molto chic che magari di Teatro se ne intendeva. Insomma, questo ambiente raccolto, il buio, poche persone per volta e la rappresentazione, della seconda parte de “La macchina infernale” di Cocteau, con questi due onirici interpreti, Aide Aste e Pino Censi, più la scenografia chiaramente di Ragalzi (ideazione di Elsa Agalbato e Sargentini per essere proprio precisi).

L’impressione è quella di trovarsi veramente in un sogno fuori dal tempo dove la sfinge si schiude, rilassa i muscoli così tesi nei dipinti appena fuori la porta, e si rivela in quanto donna desiderosa d’amore. Una delizia. Un dramma. Una delizia.

Eccole dunque all’Attico le molte facce di quell’eterno simbolo che è il gattone di Giza; qualche ingenuo un po’ ghetto chic appoggiato alla parete si potrebbe ancora chiedere “Si vabbè, ma insomma che vogliono dire?”

Un ridacchiare sommesso. E’ tutto lì, cocco.

 

Naima Morelli

Vernissage spettacolo 6 maggio ore 19.00
Inaugurazione della mostra venerdì 9 maggio 2011 ore 19.

Galleria L’Attico – Fabio Sargentini
via del Paradiso 41 Roma