Naima Morelli

Zitti tutti, parla Op De Beeck!

 

“Allora?”

Il guardiano dell’Uccelliera di Villa Borghese rivolge la stessa domanda a tutti i visitatori che gli sfilano davanti verso l’uscita, sia a quelli che davanti al Ratto di Proserpina dentro l’adiacente Galleria Borghese hanno detto: “Certo stò… Bernini, sta scritto Bernini, non leggo bene… sapeva scolpire abbastanza bene veh?” “Si si… ma Caravaggio è il migliore comunque qua dentro!”, sia ai turisti che non hanno voglia di perdersi in lunghe spiegazioni madrelingua, sia ai colti amanti dell’arte venuti appositamente per visionare il lavoro di Hans Op De Beeck.
Trattasi della terza edizione di Committenze Contemporanee, progetto che vede in sinergia la Galleria Borghese, il MAXXI e l’Unicredit Group, al fine di promuovere l’arte contemporanea e spingerla a creare opere nuove e originali.

La domanda del custode dell’Uccelliera invece, lui che ha accettato questo lavoro aspettandosi per la verità di aver a che fare con variopinti pennuti, è chiara: “Cosa diamine c’entra Hans Op de Beeck con il Correggio?”
Essì che bisogna farsela questa domanda, dal momento che il titolo della mostra è proprio “Hans Op de Beeck – In silenziosa conversazione con Correggio”

“Ma che avranno mai da dirsi!” scuote le spalle il guardiano dell’Uccelliera che un salto nel Borghese edificio vicino se l’è fatto più di una volta, se non altro attirato dagli aironi bronzei nella Sala Egiziana, e li ha anche visti i dipinti del Correggio.

Si siede anche lui sulla panchina davanti ai dipinti di Hans Op cercando una qualche relazione tra la palla da discoteca dell’uno ela Madonnadell’altro, ma proprio non riesce a trovare nessun collegamento. Però, a dispetto della nomea di pigroni di cui godono i guardiani delle Uccelliere, questo qui è assai curioso; ha sfogliato di cataloghi sul tavolo e ha scoperto che si tratta di un artista belga. Gliel’aveva detto quel turista francese che i belgi sono un po’ tocchi, e nel catalogo infatti ha modo di vedere la serie di fotografie surreali di un artista che lavora con questo mezzo di certo più moderno rispetto all’acquerello, che comunque utilizza in maniera estremamente fotografica.

Laura Barreca si alza e fa per andarsene, il custode la trattiene un secondo: “Ma… allora?”

Lei sorride e in pochi secondi ha elaborato una spiegazione “Vede, il dialogo con il Correggio segue una corrispondenza ideale più che materiale. E’ lo stesso artista a dire di essere stato attratto dall’atmosfera di riservatezza, silenzio e sensuale melanconia che pervade una parte del lavoro di Correggio, una caratteristica che sperava di mettere più chiaramente a fuoco attraverso quest’istallazione di acquerelli. La sensualità del maestro rinascimentale, forse troppo sofisticato per i suoi contemporanei da non godere di proseliti e di un’immediata fortuna critica, alludono a una condizione di distacco, di consapevole e malinconica rassegnazione. La rarefazione delle espressioni non appartengono all’esperienza reale, ma alla libera traduzione di un’idea, di un’iconografia biblica o epica. Allo stesso modo nelle immagini create da Hans Op De Beeck non stiamo semplicemente osservando la rappresentazione mimetica della realtà, bensì la sua interpretazione, perché le immagini sono il risultato della personalissima idea che l’artista ha del mondo. Il medesimo atteggiamento di filosofica distanza muove dunque entrambi gli artisti”

Il guardiano osserva Laura in silenzio sentendosi piccolo piccolo. Abbozza prudente: “Signora, lei ci sa proprio fare con le parole ma… il silenzio, la malinconia, non sono peculiari del Correggio più di quanto lo siano di altri artisti che pure ho visto dentrola Galleria Borghese…”

La Barrecafa un’espressione strana e se ne va, facendo sentire il custode dell’uccelliera ancora più ignorante, nonostante sia anche riuscito a piazzare il termine “peculiare”, che gli sembrava abbastanza forbito.

Il guardiano si siede ancora una volta sulle panchine davanti all’istallazione degli acquerelli, cercando di capire qualcosa di più alla luce di questa poco convincente spiegazione. I dipinti sono iperrealisti. La scelta cromatica, l’utilizzo di questa scala di grigi unitamente alle inquadrature larghe e spiazzanti, ai soggetti così soli e tristi, ma anche molto banali volendo, che li trasferisce in un’altra dimensione.

Un luogo mentale fatto delle più banali esperienze presenti, forse si, ma né l’Iperaruranio né il mondo dei sogni del guardiano è fatto in questo modo.
Sarà che in Belgio fa sempre brutto tempo, almeno così gli ha raccontato quel francese, sempre lui, e magari gli unici uccelli presenti sul territorio sono gli sporchi bigi piccioni.
Il Correggio… il Correggio gli provoca tutta un’altra serie di sensazioni. Ma questo è solo un sentire emozionale, e sopratutto non è lui l’artista. Lui è solo il guardiano dell’uccelliera, finito a lavorare lì solo perché non aveva voglia di arrivare fino al Bioparco di Villa Borghese.

Naima Morelli

28 maggio 2009

Uccelliera di Villa Borghese, Galleria Borghese
piazzale Scipione Borghese 5, Roma